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Prosciutto Parma /2. Utini: "Psa da eradicare definitivamente"

Consorzio lamenta rincari senza precedenti sulla materia prima e il conseguente calo produttivo

Il nuovo Consiglio di Amministrazione del Consorzio Prosciutto di Parma (leggi notizia EFA News) si insedia in una situazione delicata per il comparto produttivo del Prosciutto di Parma e, in generale, per tutta la filiera. È di estremo rilievo la problematica relativa alla Peste Suina Africana: "Com’è noto, combattiamo da oltre due anni contro questa minaccia. Per il Prosciutto di Parma la diffusione del virus ha avuto conseguenze sulle esportazioni, con alcuni mercati, come Cina e Giappone, che hanno chiuso le porte al nostro prodotto. Va tuttavia sottolineato che le garanzie sanitarie derivanti dalla lunga stagionatura del Parma ne permettono la libera circolazione verso i maggiori Paesi Terzi - Usa in primis - oltre, ovviamente, ai mercati dell’Unione Europea. Il problema principale per il comparto riguarda il contenimento del virus, per questo è fondamentale che la Psa, che oggi interessa solo i cinghiali, venga eradicata in maniera definitiva e si scongiuri la possibilità che penetri all’interno degli allevamenti dei suini. A tal proposito, confidiamo nell’efficacia delle misure adottate dalle Autorità competenti - Governo e Regioni – con la convinzione che riusciranno a gestire questa grave emergenza", commenta Alessandro Utini, appena riconfermato presidente, illustrando gli scenari in cui il Consorzio si sta muovendo.

Doveroso un riferimento all’attuale quadro politico e macroeconomico: le tensioni internazionali e i conflitti che ne sono derivati negli ultimi anni hanno avuto ricadute economiche significative. Per il Parma Dop ciò si è tradotto in costi produttivi gravosi e rincari senza precedenti sulla materia prima, circostanze che hanno portato ad una sensibile diminuzione nei volumi di produzione. "Il quadro in cui ci siamo trovati a operare negli anni recenti è estremamente sfidante: la scarsa disponibilità di cosce fresche e la conseguente impennata del loro prezzo hanno drasticamente intaccato la marginalità delle nostre aziende, con inevitabili conseguenze sulla loro spinta produttiva. Una situazione di contrazione che si avverte anche sul piano dei consumi: la riduzione del potere d’acquisto dei clienti, frutto di dinamiche inflattive particolarmente rigide, penalizza prodotti certificati come il nostro, che hanno un posizionamento di prezzo più elevato", commenta il presidente Utini. In questo contesto è entrato in vigore, a inizio anno, il nuovo Piano di Regolazione dell’Offerta, che ha l’obiettivo di assicurare una programmazione produttiva mirata all’equilibrio di mercato.

"È evidente che la nostra missione dovrà continuare ad essere quella di valorizzare in modo sempre più incisivo la qualità e la distintività del nostro prodotto, che sono elementi inderogabili, capaci di qualificare in modo univoco il Prosciutto di Parma. Proseguiremo questa nostra attività sia in Italia che nei mercati esteri, che assorbono oggi un terzo della produzione e rappresentano uno sbocco commerciale di fondamentale importanza. Tutto questo", aggiunge il presidente del Consorzio, "viene ulteriormente avvalorato dell’entrata in vigore del nuovo Disciplinare di produzione, concepito proprio per rafforzare gli aspetti identitari e ribadire l’assoluta unicità ed eccellenza del prodotto".

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EFA News - European Food Agency
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