Dazi. Meloni: "Non giovano né a Usa, né a UE"
Alla vigilia del Consiglio Europeo, il premier auspica sia scongiurata una "guerra commerciale"

Il tema dei dazi e dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti "non è formalmente all’ordine del Consiglio Europeo", tuttavia è un "punto da tenere in grande considerazione, soprattutto per una Nazione esportatrice e da molti anni in surplus commerciale come l’Italia". Lo ha puntualizzato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel corso della sue comunicazioni alla Camera e al Senato, in vista del Consiglio Europeo del 20-21 marzo.
Per l'occasione, Meloni ha rammentato che i dazi dell'amministrazione Trump su acciaio, alluminio e determinati prodotti derivati dell'Unione Europea sono attivi già dal 12 marzo, mentre ora c'è "la possibilità di attivare il prossimo aprile ulteriori dazi su altri comparti, di cui però ancora non sono noti i dettagli". Tra queste tariffe in via di definizione, figurano anche dazi su prodotti agroalimentari europei, in particolare sugli alcolici. "La Commissione europea", ha ricordato il premier, "ha risposto all’entrata in vigore delle misure statunitensi annunciando delle contromisure di riequilibrio, alcune delle quali scatteranno il primo aprile, mentre altre sono attualmente allo studio e dovrebbero entrare in vigore successivamente".
Secondo Meloni, "il quadro è complesso e in costante evoluzione, tenuto conto che gli Stati Uniti hanno attivato misure simili anche nei confronti di altre Nazioni", tuttavia la premier si è detta "convinta che si debba continuare a lavorare, con concretezza e pragmatismo, per trovare un possibile terreno d’intesa e scongiurare una 'guerra commerciale' che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti né l'Europa. E credo che non sia saggio cadere nella tentazione delle rappresaglie che diventano un circolo vizioso nel quale tutti perdono".
"Se è vero che i dazi imposti sulle merci extra UE", ha osservato Meloni, "possono teoricamente favorire la produzione interna, in un contesto fortemente interconnesso come quello delle economie europea e statunitense, il quadro si complica. I dazi possono facilmente tradursi in inflazione indotta, con la conseguente riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e il successivo innalzamento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea per contrastare il fenomeno inflattivo, come abbiamo già visto. Risultato: inflazione e stretta monetaria che frenano la crescita economica".
Meloni ha concluso il passaggio dubitando che "sia necessariamente un buon affare rispondere ai dazi con altri dazi. Per questo", ha detto, "credo che le energie dell’Italia debbano essere spese alla ricerca di soluzioni di buon senso tra Stati Uniti ed Europa, dettate più dalla logica che dall'istinto, in una ottica di reciproco rispetto e di convenienza economica".
EFA News - European Food Agency