La crisi Berco fa tappa in tribunale
Prima udienza della causa intentata da Fiom-Fim e Uilm contro l’azienda per comportamento antisindacale

La crisi di Berco, l'azienda dell'azienda di macchine agricole che da tempo sta attraversando una crisi che pare irreversibile, ha avuto il suo primo epilogo in tribunale dove ieri sono state sentite le testimonianze delle Rsu all’udienza relativa alla causa intentata da Fiom-Fim e Uilm contro l’azienda per comportamento antisindacale. Tutto nasce, secondo i sindacati, dal fatto che la gravità e la drammaticità della crisi dell'azienda, che andava ben oltre le crisi precedenti, è emersa solo il 4 ottobre 2024, a pochi giorni dall’apertura della prima procedura di licenziamento collettivo del 17 ottobre.
Prima di allora, sostengono i sindacati, non si era mai fatto cenno a problemi strutturali connessi agli scenari internazionali legati all’invasione dell’Ucraina. Unico accenno, dicono le organizzazioni sindacali, la perdita di un importante cliente russo che pesava per il 10-15% sul fatturato aziendale ma che poteva essere sostituito, secondo l’azienda, con progetti compensativi.
Per questo, aggiungono i sindacati, i successivi atti unilaterali, ossia licenziamenti e disdetta dell’integrativo, sono arrivati come una doccia fredda inaspettata. Addirittura pochi giorni prima di quel fatidico 17 ottobre, ossia il 23 settembre, era stato firmato l’accordo per i contratti di solidarietà dove l’utilizzo di certe frasi allarmanti sullo stato dell’azienda, hanno spiegato i testimoni, è prassi comune per riuscire a ottenere più ore di ammortizzatori, arrivando a un orizzonte di altri 10 mesi. Mentre all’incontro annuale del gennaio 2024 "l’azienda ci aveva assicurato di aver azzerato il debito".
Lo scontro tra le parti in tribunale, ieri, si è focalizzato soprattutto sull’accordo legato agli esuberi volontari dopo l’incontro al Mimit di novembre 2024 e il ritiro degli atti unilaterali (leggi notizia EFA News). Secondo l’azienda, nel documento sottoscritto dai sindacati si faceva chiaro riferimento al fatto che, se l’obiettivo delle 400 uscite incentivate non fosse stato raggiunto entro il 16 gennaio, l’azienda avrebbe proceduto con i licenziamenti, unica condizione per poter salvaguardare la produzione. La controparte, ieri, ha ribattuto che si trattava di una semplice premessa in cui l’azienda si riservava la libertà di agire nei termini previsti dalla legge.
"Mai e poi mai un sindacato sottoscriverebbe un accordo che implica dei licenziamenti: questa eventualità non ci fu mai esplicitata", hanno confermato i testimoni. Inoltre, è stato sottolineato, il termine del 16 gennaio voluto da Berco era molto stretto e i sindacati avrebbero voluto estenderlo al 1° aprile. Durante le feste di Natale le parti avevano lavorato su una proposta di rivisitazione dell’integrativo agendo sui turni di lavoro, per far risparmiare l’azienda e su cui lo stesso board stava ragionando. Ma il 3 gennaio, essendo evidente che il traguardo dei 400 esuberi non era raggiungibile, i sindacati vennero convocati è l’ipotesi saltò "perché, ci dissero, non si poteva procedere con l’integrativo, essendo subordinato agli esuberi".
All’incontro del 24 marzo 2025 a Confindustria, sostengono i sindacati, è stato detto che "i licenziamenti erano subordinati all’integrativo" (leggi notizia EFA News). Eppure, aggiungono, "se ora l’azienda riaprisse gli esuberi volontari, nel giro di un mese e mezzo dovrebbe intervenire per fermarli, perché la gente non ne può più. Ma non ci ascoltano e vanno avanti per la loro strada".
Il 9 gennaio 2025 è avvenuta la presentazione del piano industriale da 58 milioni di Euro in 4 anni, che suscita perplessità per le troppe ombre sull’occupazione (leggi notizia EFA News). Il 30 gennaio 2025 ai sindacati viene presentata una proposta di ristrutturazione aziendale, non firmata perché "fortemente peggiorativa" tanto da indurre i sindacati a chiedere una una settimana di tempo per parlarne con i lavoratori "prima di mettere le mani nelle loro tasche, ma l’azienda aveva fretta, non poteva aspettare più di 24 ore". E così, pochi giorni dopo, si torna daccapo con la nuova procedura di licenziamento per 247 persone e disdetta dell’integrativo (leggi notizia EFA News).
Per quanto riguarda la battaglia in tribunale, si riprende l’11 aprile con gli ultimi due testimoni. Poi la discussione, al termine della quale il giudice si prenderà il tempo necessario per decidere. Nel frattempo l’azienda, da parte sua, ha fornito i dati della crisi: tre anni fa (anno fiscale 21-22) il fatturato era stato di 468 milioni, passati a 402 nel 2022-2023 e ora chiuso a 281 milioni. A fine agosto 2024 la divisione statunitense aveva comunicato i rincari di energia (+80%), gas (+60%) e acciaio (+145%) e il mese dopo ha sottolineato un cambio strutturale del mercato perché per i clienti americani i prodotti non erano competitivi. Uno scenario di fronte al quale, ha detto la responsabile uffici finanziari Berco "abbiamo fatto di tutto per trovare possibili soluzioni".
EFA News - European Food Agency