Italia e Europa in attesa della notte dei dazi
Annuncio di Trump alle 16 ora Usa, le 22 ora italiana: previsioni piuttosto pessimistiche

Non ci resta che attendere. Sui dazi di Trump si saprà qualcosa di certo solo questa notte: il presidente Usa, infatti, divulgherà i suoi "dazi doganali reciproci" urbi et orbi oggi, mercoledì 2 aprile durante un evento in programma alle 16 locali (quando in Italia saranno le 22 ) presso il Rose Garden della Casa Bianca, al quale parteciperà la sua amministrazione al completo. Lo ha confermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt spiegando che "ogni Paese che ha trattato in modo scorretto gli Stati Uniti dovrebbe attendersi dazi" e sottolineando che sulle tariffe che saranno annunciate Trump si è consultato con il segretario al Tesoro Scott Bessent. Secondo Leavitt "i dazi che Donald Trump annuncerà saranno efficaci immediatamente” (leggi notizia EFA News).
A questo punto, dicevamo, non resta che attendere. Ma i primi conti si possono anche fare. Nello scenario migliore l’impatto sarà di pochi decimi di Pil, nel peggiore potrebbe superare il mezzo punto azzerando l’aumento che gli analisti proiettano su 2025 e 2026, e aprendo le porte a due anni di stagnazione. Secondo Prometeia l’Italia nel 2024 ha pagato 1,9 miliardi di dollari per le merci vendute negli Usa: in caso di imposte al 10%, il costo aggiuntivo sarebbe salito di oltre 4 miliardi, quindi quasi a 6 miliardi, nel caso in cui questo livello fosse applicato alle merci già sottoposte a tariffa doganale. A oltre 7 miliardi, arrivando quindi a 9 miliardi, invece nel caso di aumenti generalizzati su tutto l’export italiano verso gli Usa. Con i dazi al 25%, il conto arriverebbe a quasi 19 miliardi, dieci volte il conto attuale. Con tariffe al 15% su tutti i beni gli analisti di Goldman Sachs vedono un impatto sul Pil europeo di sette decimi. Per l’Italia significherebbe stagnazione.
I dazi dovrebbero colpire settori forti come meccanica, farmaceutica e alimentari, e altri già in crisi come l’automotive. L’Italia è con la Germania il Paese europeo più esposto: gli Stati Uniti sono il suo secondo mercato di export e quello cresciuto di più dalla pandemia, con circa 65 miliardi di euro di vendite (il 3% del pil). Ma l’esposizione è anche indiretta, per i tanti beni intermedi che le nostre aziende vendono ad altre imprese, italiane o straniere, che poi esportano negli Stati Uniti.
Secondo Confindustria, il mercato americano “vale” il 7% della produzione industriale. "Non tutto l’export verso gli Usa sarà influenzato né tanto meno cancellato -spiega Lorenzo Forni, capo economista di Prometeia-. Nell’ipotesi di tariffe mirate l’impatto sarebbe nell’ordine di uno, due decimi. Certo, in caso di escalation gli effetti possono essere più rilevanti".
Le voci più a rischio? Macchinari industriali, farmaci, auto, vino e parmigiano: sono queste, infatti, le principali voci di esportazione verso gli Stati Uniti. Per alcuni, come per esempio la farmaceutica e gli alcolici, la dipendenza dal mercato americano, primo al mondo, è molto elevata. Più un prodotto è ad alto valore aggiunto, meno facile sarà per gli Stati Uniti sostituirlo, e più le aziende potranno provare a scaricare il costo dei dazi sugli acquirenti.
L’altro effetto dei dazi è sui prezzi: molti già prevedono una fiammata negli Stati Uniti ma, in caso di ritorsioni europee, l’inflazione aumenterebbe anche in Europa. Il governatore di Bankitalia Panetta ha detto che l’incertezza richiede “prudenza” nel ribasso dei tassi. In realtà gli analisti si aspettano un impatto minimo e temporaneo in Europa: Goldman Sachs parla di tre decimi, la presidente della Bce Lagarde si spinge a cinque.
EFA News - European Food Agency