Dazi/2. L'Ue: reagire, ma pronti anche a negoziati
Von der Leyen: "1° pacchetto di contromisure". Sconcerto di Cina e Giappone, Berlino tratta come l'UK (pronta alla contromossa)

"Siamo pronti a reagire ai dazi di Trump, ma siamo pronti a negoziare, non è troppo tardi. Finalizzeremo il primo pacchetto di contromisure sull'acciaio e prepareremo altri controdazi in caso di fallimento dei negoziati." Lo ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nella sua replica ai dazi imposti dal presidente americano Donald Trump entrati in vigore oggi 3 aprile almeno per quanto riguarda le automobili importate; mentre i restanti all'Europa lo saranno a partire dal 5. Donald Trump, insomma, ha lanciato la sfida al commercio globale e dichiarando l'emergenza nazionale per ridurre il deficit commerciale, ha annunciato dazi al 10% per tutti i Paesi e tariffe reciproche per i 60 "più cattivi", ossia quelli con i maggiori squilibri commerciali nei confronti degli Stati Uniti. Questi dazi entreranno in vigore più in là, ossia il 9 aprile. Per quanto riguarda l'Europa i dazi saranno al 20%, per la Cina al 34% e per la Gran Bretagna al 10% (leggi notizia EFA News).
In replica alle misure americane, stamane Von der Leyen ha tenuto il suo statement in tre lingue (inglese, francese e tedesco) e ha parlato dalla sede di rappresentanza della Commissione europea a Samarcanda, in Uzbekistan, dove nelle prossime ore avrà inizio il primo vertice tra Ue e Asia Centrale. "Seguiremo con attenzione anche gli effetti indiretti che queste tariffe potrebbero avere -aggiunge von der Leyen-, perché non possiamo assorbire la sovraccapacità globale né accettare il dumping sul nostro mercato. Come europei promuoveremo e difenderemo sempre i nostri interessi e valori. E difenderemo sempre l'Europa".
La presidente ha spiegato come "c'è una strada alternativa: non è troppo tardi per affrontare le preoccupazioni attraverso i negoziati. Per questo il nostro commissario per il Commercio, Maros Šefčovič, è costantemente impegnato con le sue controparti statunitensi. Lavoreremo per ridurre le barriere, non per aumentarle. Passiamo dal confronto al negoziato".
Germania
Dura la reazione anche da Berlino. Il vicecancelliere e ministro dell'economia tedesca Robert Habeck, in una nota diffusa dal suo dicastero, ha dichiarato: "La mania dei dazi da parte degli Usa può generare una spirale in grado di trascinare i Paesi in recessione e provocare enormi danni a livello mondiale. Con conseguenze molto negative per tante persone. Abbiamo sempre puntato sulle trattative e non sullo scontro. Questo resta l'atteggiamento giusto".
"È giusto che la Commissione Ue continui ad avere come obiettivo una soluzione attraverso la trattativa con gli Usa. Per questo resta ancora un po' di tempo -aggiunge il politico ecologista-. Ma se gli Usa non vorranno una soluzione ci sarà una risposta ponderata, chiara e decisa dall'Ue. A questo ci siamo preparati. Siamo il mercato unito più grande del mondo. E dobbiamo usare questa forza", conclude Habeck.
Taiwan
Le tariffe del presidente americano Donald Trump sono "altamente irragionevoli" e il governo taiwanese ha pianificato "seri negoziati" con Washington, ha affermato oggi Taipei. "Lo Yuan esecutivo ha ritenuto la decisione altamente irragionevole e se ne è profondamente rammaricato, e avvierà seri negoziati con gli Stati Uniti", ha affermato la portavoce del gabinetto taiwanese Michelle Lee dopo che Trump ha annunciato estese tariffe che includono un'imposta del 32% per Taipei.
Giappone
Il ministro del Commercio giapponese Yoji Muto ha dichiarato che i nuovi dazi statunitensi che includono un'imposta del 24% sulle importazioni nipponiche sono "estremamente deplorevoli". Tokyo ha affermato anche che l'offensiva tariffaria del presidemte americano Donald Trump potrebbe violare le norme dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e il trattato commerciale tra i due paesi. "Ho comunicato che le misure tariffarie unilaterali adottate dagli Stati Uniti sono estremamente deplorevoli e ho nuovamente esortato con forza a non applicarle al Giappone", ha detto Muto aggiungendo di aver parlato con il segretario al Commercio americano Howard Lutnick prima dell'annuncio del presidente Usa. "Nutriamo serie preoccupazioni circa la conformità" dei dazi americani alle norme del Wto e all'accordo commerciale tra Giappone e Stati Uniti", ha detto da parte sua il portavoce del governo nipponico Yoshimasa Hayashi.
Cina
La Cina ha dichiarato oggi di "opporsi fermamente" all'imposizione di nuovi dazi statunitensi sulle sue esportazioni, promettendo "contromisure per salvaguardare i propri diritti e interessi".Le tariffe Usa "non sono conformi alle norme del commercio internazionale e danneggiano gravemente i legittimi diritti e interessi delle parti coinvolte", ha affermato il ministero del Commercio di Pechino in una nota.
Gran Bretagna
In Gran Bretagna si è espresso sui dazi il segretario al Commercio e agli Affari al Parlamento Jonathan Reynolds. Il Regno Unito, ha detto Reynolds, ha una relazione commerciale forte ed equilibrata con gli Stati Uniti per un valore di 315 miliardi di sterline e sostiene 2,5 milioni di posti di lavoro in entrambi i Paesi. "Questo valore è secondo solo a quello dell'Ue, dove le nostre relazioni commerciali valgono 791 miliardi di sterline". Ieri sera, scrive Reynolds, gli Stati Uniti hanno annunciato una tariffa reciproca del 10% sulle esportazioni del Regno Unito e oggi hanno imposto una tariffa globale del 25% sulle automobili. Questo fa seguito all'applicazione di tariffe del 25% sulle importazioni statunitensi di acciaio, alluminio e prodotti derivati, annunciata il 12 marzo". Nessun Paese, prosegue la nota del ministro, "è riuscito a ottenere un'esenzione da questi annunci, ma il Regno Unito ha ricevuto la tariffa reciproca più bassa a livello globale".
"Siamo ovviamente delusi dall'aumento delle tariffe sul Regno Unito e su altri Paesi del mondo -aggiunge Reynolds-. L'impatto sarà avvertito da tutte le nazioni commerciali. Da quando si è insediata la nuova amministrazione statunitense, io e i miei colleghi siamo impegnati in intense discussioni su un accordo economico tra gli Stati Uniti e il Regno Unito. Un accordo che non solo eviterebbe l'imposizione di tariffe significative, ma che approfondirebbe le nostre relazioni economiche. Su tutto, dalla difesa alla sicurezza economica, dai servizi finanziari ai macchinari, dalla tecnologia alla regolamentazione, esistono chiare sinergie tra i mercati degli Stati Uniti e del Regno Unito. E questo si riflette nelle relazioni commerciali eque ed equilibrate che già esistono tra i nostri due Paesi.
"Posso confermare all'Assemblea -dice Reynolds- che questi colloqui sono in corso e lo saranno ancora. Il governo ritiene che un accordo non solo sia possibile, ma sia favorevole a entrambi i Paesi. Rimaniamo convinti che la strada migliore per la stabilità economica dei lavoratori sia un accordo negoziato con gli Stati Uniti che si basi sui nostri punti di forza comuni. Tuttavia, ci riserviamo il diritto di intraprendere tutte le azioni che riterremo necessarie nel caso in cui non si raggiunga un accordo".
"Per consentire al Regno Unito di disporre di tutte le opzioni possibili in futuro -conclude Reynolds- , oggi lancio una richiesta di contributi sulle implicazioni per le imprese britanniche di eventuali azioni di ritorsione. Si tratta di un passo formale, necessario per tenere tutte le opzioni sul tavolo. Per quattro settimane, fino al 1° maggio 2025, chiederemo il parere delle parti interessate del Regno Unito sui prodotti che potrebbero essere inclusi in un'eventuale risposta tariffaria britannica.
Se saremo in grado di concordare un accordo economico con gli Stati Uniti che elimini le tariffe imposte alle nostre industrie, questa richiesta di contributi sarà sospesa e tutte le misure che ne deriveranno saranno revocate".
EFA News - European Food Agency